Cari bambini e bambine e cari genitori,
a voi tutti che siete attenti ai problemi
sociali e a tutto quello che tocca da vicino le
nostre famiglie e che inevitabilmente influenza
anche la formazione dei nostri figli e la loro
educazione.
A voi tutti dedico questa lettera e vi parlo con
il cuore in mano, perché da un po’ di tempo a
questa parte inizio a provare un senso di
sconforto e di perplessità di fronte alla
disinformazione soprattutto da parte dei nostri
bambini che crescono con superficialità e
informati solo da leggende e voci di corridoio.
I nostri bambini non riescono più a cantare la
sigla di un cartone perché non la conoscono,
anzi non la possono conoscere, giacché quasi
tutte le sigle vengono tagliate per fare posto
alla pubblicità che viene trasmessa dalle reti
più seguite dai nostri piccoli. Oggi, è più
facile per un bambino ricordare il motivetto
musicale di una pubblicità che conoscere la
sigla del loro cartone preferito. E proprio noi
adulti che ricordavamo con fervore le sigle dei
bei cartoni come Lady Oscar, Heidi, Belle e
Sebastien, La sui monti con Annette, Dolce
Candy, per citarne solo alcune, avevamo il tempo
sufficiente per apprenderle, impararle, farle
nostre e riprodurle cantandole con entusiasmo.
Dove è finito tutto quel tempo per imparare che
è sempre stato un elemento indispensabile e
insostituibile dell’infanzia, per crescere forti
dentro e fuori? Non era forse un diritto di
tutti i bambini?
Che fine ha fatto tutto il tempo che veniva
scandito solo dai rintocchi del campanile, dove
non si guardava mai l’orologio e gli unici a
fornirci l’orario erano le campane della chiesa
o la mamma che ci chiamava perché era pronto per
mangiare o perché si era fatto tardi.
Quelli erano i nostri tempi. Giorni in cui ti
alzavi dal letto e ti bastava poco per
divertirti sul serio e il tempo ti sfuggiva di
mano e neanche iniziavi un gioco che subito la
mamma ti chiamava per la cena. Non ti accorgevi
di come il tempo passava e intanto ti divertivi.
C’era più attenzione quando un adulto o un altro
parlava. Lo si ascoltava davvero, senza
aggredirlo o criticarlo. C’era meno violenza,
meno tensione, eravamo tutti meno maliziosi e ci
si fidava di più l’uno dell’altro.
E tutto ciò che si faceva, dal gioco, al lavoro,
lo si faceva con entusiasmo e con uno spirito
motivato e consapevole dei benefici, mentre
invece oggi la maggioranza degli adulti
diventati genitori e dei bambini non apprezzano
e capiscono il valore di tante cose, tra cui
anche la scuola.
Questo sicuramente perché è come se ci fossimo
stancati di trasmettere l’importanze di ciò che
facciamo ai nostri figli, e ci piace invece
correre, correre come i cavalli addomesticati
con i paraocchi davanti a coprirci tutta la
meravigliosa visuale, distogliendoci spesso
anche dalla stessa realtà che alla fine è creata
solo da noi stessi. Un individuo stressato crea
solo un mondo stressato, viceversa sarà un mondo
molto più colorito e sereno.
I giochi si facevano tutti insieme, nessun
bambino si isolava mai per giocare da solo come
fanno oggi molti dei nostri figli quando
prendono il loro video giochi. Chi si isolava lo
faceva solo per ricaricare le pile e tornare poi
a giocare di nuovo con gli altri bambini e non
come accade oggi che ci si isola per spegnersi
totalmente.
I bambini non avevano solo più tempo, ma avevano
anche meno giocattoli e quei pochi che avevano
li sapevano usare bene e quello che serviva si
poteva improvvisare con la fantasia facendo ad
esempio diventare un pezzo di legno una bella
spada per difendere il proprio castello, anche
quello improvvisato e disegnato a terra con del
gesso bianco.
Oggi le aziende che producono i giocattoli
credono di aver dato tutto e i bambini credono
di possedere tutto, ignari di come tutto questo,
li stia pian piano spegnendo. Oggi, un bambino
neanche deve fare lo sforzo di usare la fantasia
per creare un gioco, perché tutto quello che
potrà mai immaginare esiste già bello
confezionato, nello scaffale di un negozio di
giocattoli.
Anche se c’è la crisi, se manca il lavoro, i
soldi per comprare un giochino che vuole il
bambino non mancano mai. Li si vizia fino
all’inverosimile. E intanto li lasciamo
spegnere, perché cediamo alla legge del consumo,
alla legge del mercato che subdolamente ci
obbliga a comprare e a spendere per possedere
tutto quello che loro ci fanno desiderare, e noi
inconsciamente obbligati, lo compriamo perché
non vogliamo essere mai inferiori a nessuno.
Dove sono finite tutte le campagne demaniali e
tutte le colline e le praterie che erano di
tutti, dove tutti potevano giocare senza paura
di essere sparati da un cacciatore e senza paura
di essere travolti da un auto solo se per
sbaglio uscivi dal recinto che alla fine neanche
c’era ed fatto di pietre e muri con blocchi di
lava, perché una volta non c’erano recinti, le
campagne si estendevano immense e si
addentravano in confini sperduti pieni di vita e
avevano un sapore di avventura. Tutto questo
accresceva la fantasia e la serenità dei
bambini, perché ripeto, si aveva poco, ma si
aveva l’indispensabile e solo quello che
veramente serviva.
C’erano i posti adatti per scaricare l’energia
della fanciullezza, oggi invece i nostri bambini
si deprimono e si frustrano davanti a
inverosimili video giochi e giochi feroci, ad
eccezione di alcuni giocattoli pacifici che
ancora resistono.
I veri divertimenti erano le scampagnate con la
propria famiglia, tutti insieme nonni e zii, e
poi si raccoglievano i frutti che si trovavano
dentro la campagna perché non c’erano ancora le
proprietà private, perché i comuni lasciavano
sempre un po’ di verde alla propria popolazione
e non vendevano le aree demaniali come succede
oggi per coprire i loro debiti.
Non si permetteva a gente senza scrupoli di
distruggere le campagne con la loro splendida
fauna e flora e uccidere per sempre i passatempi
basilari della popolazione come il piacere di
uscire e andare a prendersi una bella boccata di
aria fresca.
Era tutto diverso, tutto più facile, più genuino
e semplice e queste parole che sto usando
avevano davvero un significato e non venivano
lette così come se nulla fosse, ma li si
attribuiva un valore eterno, un valore vero.
I passatempi erano anche la lettura individuale
o di gruppo, il commentare i fatti e gli
avvenimenti della giornata, il programmare
insieme le uscite e gli impegni che erano sempre
dei bellissimi passatempi. Perfino andare a fare
la spesa al mercato o pagare le bollette era
bello, perché si andava a piedi o con i mezzi
pubblici e anche se raggiungevi la città non ti
accorgevi di essere arrivato in città perché
l’aria che si respirava era quasi la stessa o
tuttavia sempre meglio di quell’aria che
respiriamo oggi.
Era un piacere andare a raccogliere le uova
nell’aia della fattoria lì vicino e per tutto
quello che facevi, che poteva anche essere poco,
avevi sempre la consapevolezza di quello che
facevi e del perché lo facevi, certo nei limiti
di consapevolezza che può avere un bambino.
Però non eravamo così spenti, c’era più
curiosità, più voglia di conoscere come tutto
nasceva e funzionava.
Oggi i bambini ci sembrano più svegli rispetto a
quelli delle vecchie generazioni, ma la verità è
che non sono più svegli sono solo più maliziosi
e cresciuti troppo in fretta e troppo
immaturamente.
La televisione trasmetteva meno oscenità e i
programmi erano pochi e resi semplici, ma erano
molto più divertenti e educativi di quelli
attuali e soprattutto ti spiegavano le cose
senza correre, senza stressarti con ore di
pubblicità e la vera finalità di questi
programmi era quella di insegnarti, di farti
crescere, di istruirti, di stupirti con cose
semplici, ma vere, senza raccontarti fatti
edulcorati e senza mischiare mai la fantasia con
la realtà che spesso superava di gran lunga la
bellezza della precedente.
I bambini si stupivano , perché avevano gli
spazi, i tempi e i modi per poterlo fare. Nulla
veniva lasciato al caso, eppure era tutto sempre
così spontaneo. La vita era più completa e più
vivibile. C’era più amore e tolleranza tra le
persone e i casi di depressione erano solo una
lontana catastrofe che tardava ad arrivare.
Ci si stupiva di tutto e di tutti perché non si
era così assuefatti alla nausea di cose che
neanche vediamo, ma che sentiamo via etere o tv.
Le cose che si scoprivano erano forse di meno,
ma non le vedevi solo in tv, anzi forse lì
proprio non le vedevi, e ti stupivi proprio
perché le toccavi dal vivo e sentivi di
presenza.
Erano tempi che qualcuno pensa non torneranno
più, eppure tutt’oggi c’è chi li rimpiange. E si
rimpiangono per tutti, perché le conseguenze di
questi tempi alienanti saranno ben presto
visibili a tutti e stiamo iniziando già ad
accorgerci di quello che tanti altri scrittori
prima di me hanno preannunciato, descrivendoci i
danni futuri, ormai visibili, dell’era del
consumismo.
I bambini hanno spento la loro voglia
insaziabile e innata di sapere, si accontentano
di avere senza conoscere le origini di quel
pezzo di materia che tengono in mano. Non si
chiedono neanche da dove provenga il legno, e a
quei pochi che lo fanno gli basta sapere che
viene dagli alberi e non si rendono conto che è
proprio dagli alberi che viene generato gran
parte dell’ossigeno che ci serve per respirare.
L’importante
è avere quel pezzo di materia, poi che sia legno
o carta o che il suo desiderio di possederlo
abbia distrutto una foresta per accontentarlo,
non ha alcuna importanza.
Sembra esagerato? Provate a pensare a quanti
bambini esistano e quindi a quanti desideri
possano esserci in giro, e a quante aziende
senza scrupoli vogliono a tutti i costi
soddisfare i desideri della gente (spesso
immaginari e creati dalla stessa pubblicità di
queste aziende), a discapito del benessere
comune e del nostro pianeta.
Se si vede una petroliera che combina un
disastro dall’altra parte del mondo, in quanti
si preoccuperanno realmente delle conseguenze di
questa catastrofe? Pochi, pochissimi, perché
molti non sanno che l’ossigeno deriva anche
dalle barriere coralline e che la loro
distruzione riduce irrimediabilmente la quantità
di ossigeno e di ricambio di aria presente sulla
terra, ma i nostri bambini sanno tutto questo?
Si? Peccato, però, che sono in pochi a conoscere
bene le conseguenze delle nostre azioni e chi le
conosce adotta una filosofia di vita che dice
più o meno così: “ anche se io conosco bene le
conseguenze delle mie azioni, è comunque inutile
che faccia qualcosa di positivo perché tanto gli
altri faranno sempre cose negative e
distruggeranno quello che io cerco
disperatamente di portare avanti”, ma posso
rispondere dicendo: “non sei forse anche tu <gli
altri>?” oppure “ è vero che forse saresti una
goccia nell’oceano, ma l’oceano non è fatto di
gocce?”.
La soluzione c’è, ed è quella che a prescindere
dalla tua posizione sociale, che tu sia medico,
avvocato, lavoratore dipendente, artista o
ancora meglio politico, metta le mani avanti e
dica basta e che inizi a pretendere che le cose
vadano meglio, prima di tutto per te e poi anche
per tutti i tuoi cari e di conseguenza per
l’intera umanità.
Pretendere un trattamento migliore è la nostra
seconda parola d’ordine, perché la prima è
DIVERTIMENTO!
Potremmo riuscire a fare del bene anche se
applicassimo questa semplice formula tratta dal
libro di Catherine Ryan Hyde dal titolo “La
formula del cuore” che consiglio vivamente di
leggere. Il libro dice più o meno così: <<se tu
fai del bene ad uno non ti aspettare che questo
ti ricambi il favore, ma sii invece saggio nel
consigliare a questa persona di fare tre favori
ad altre tre persone diverse, anche a quelle che
non conosci, che a loro volta faranno altri tre
favori a testa ad altre tre persone ciascuno”,
tutto questo per ottenere amore, tolleranza e
rispetto reciproco in modo esponenziale.
Accendiamo il lume della ragione, leggiamo di
più, informiamoci di più, pretendiamo quelle
piccole cose che ci fanno stare bene e
ribelliamoci se ci tolgono l’aria che respiriamo
cementificando tutte le nostre campagne.
Difendiamo la natura e vogliamoci bene di più
perché noi siamo la natura e non siamo un virus
venuto dallo spazio per distruggere il pianeta
come molti vogliono farci credere.
Il vero virus sono le idee dannose che molta
gente applica senza scrupoli, solo per
guadagnare più di quanto già possiedono e per il
piacere di essere sempre più potenti e ricchi,
tutto questo sulla nostra pelle.
Il Gatto Felix |